domenica 24 gennaio 2016

Dalla Cina a lezione di Olimpiadi in vista di Pechino 2022

I cinesi a Torino a lezione di montagna, in vista delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022. Per  ispirarsi a  quanto si è fatto qui per i Giochi di dieci anni fa, per esaminare da vicino i dettagli tecnici   di un trampolino per il salto con gli sci,  disciplina   che da
loro fino a oggi non c’era, o ancora per studiare gli impianti di risalita con gli  sci da aggiungere a quelli – non molti – che già esistono nelle valli che ospiteranno le gare, a più di 200 km dalla capitale e non lontano dalla Grande Muraglia.  Valli che saranno raggiunte, come è ovvio, da un treno super veloce.
Si intitola “From Torino 2006 to Beijing 2022” l’incontro che si terrà martedì nel Salone d’onore del Castello di Valentino, promosso dal Politecnico, per volontà soprattutto del rettore Marco Gilli,  con la Città e l’Urban Center Metropolitano, ospite d’onore la Scuola di Architettura – la settima al mondo – della Tsinghua University di Pechino, la prima del Paese. Tra i presenti, oltre al sindaco Fassino, al presidente della Regione Chiamparino, ai rettori  Gilli e  Gian Maria Ajani, i presidenti del Toroc Valentino Castellani e della Fondazione Parco Olimpico  Valter Marin. Tra i cinesi, oltre al rettore di Tsinghua Zhuang Weimin e al numero uno  della  Planning and Design Division  del Comitato olimpico cinese Gui Lin, il professor Zhang Li, grande conoscitore di Torino. Alla città, alle sue trasformazioni slow, che tengono conto della qualità della vita degli abitanti, l’architetto aveva dedicato nel 2013, con il titolo “Torino Sustainables Strategies”, un numero monografico della rivista “World Architecture”, di cui è direttore. Con lui in quell’occasione,  autore dei testi,   Michele Bonino, docente di progettazione architettonica al Politecnico, che dal 2007 trascorre periodi di insegnamento alla Tsinghua. “Dopo tanti anni di collaborazioni dedicate alla didattica e alla ricerca, questo è il primo esempio di scambio reale tra le due università – dice Bonino. – Uno scambio che potrebbe dare il via a consulenze anche in campo formativo per le olimpiadi cinesi da parte dello stesso Politecnico e aprire la strada a possibili interventi di imprese piemontesi”.
Zhang Li e Michele Bonino saranno di nuovo fianco a fianco  lunedì, durante la prolusione “La città cinese e noi”, che terranno per l’apertura dell’anno accademico del Politecnico, e ancora mercoledì, quando parteciperanno con altri docenti, esperti e studenti  a un  sopralluogo nelle montagne olimpiche, da Pragelato, a Sestrière, a Cesana.
Il momento culminante,  martedì, sarà la firma dell’accordo di collaborazione sui siti olimpici tra le due università, italiana e cinese, mentre prenderà il via  la VI edizione del “Joint Studio Polito – Tsinghua”, workshop internazionale attivo da anni tra le due università, affidato per la parte torinese ai docenti Gustavo Ambrosini e Mauro Berta, oltre  che a Michele Bonino. Oggetto di studio, e di un mostra che si terrà a giugno a  Pechino, saranno il villaggo olimpico dell’Ex Moi e la pista da  bob di Cesana Pariol, ormai smantellata.
“Quest’ultima non è certo un esempio virtuoso, gli studenti infatti si eserciteranno in progetti di riqualificazione e in uno studio per un eventuale  recupero”.
Tra le mete del sopralluogo anche Sestrière, a  cui i cinesi guardano come esempio di insediamento montano: “Qui da noi le Alpi sono state urbanizzate più di 100 anni fa, per i cinesi l’espansione verso le montagne,  dal punto di vista residenziale oltre che sportivo, è una novità. Non stupisce quindi che guardino  come modello a  una delle prime stazioni al mondo pianificate per lo sci” continua Bonino. Che aggiunge: “Dopo anni di crescita incalzante e continua, in un momento in cui l’economia rallenta,  i cinesi iniziano a riflettere, a guardare a modelli diversi, dai nuovi insediamenti in montagna, peraltro resi necessari dall’eccessivo accentramento urbano, ai  recuperi intelligenti.  Un tema  fino a pochi anni fa inesistente, che ora si sta affermando. Come quello della sostenibilità  soft, con i modelli legati al riuso delle strutture esistenti,  che sembrano apprezzare particolarmente a Torino”.

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