Ormai è deciso. L’amministrazione Trump ha deciso di abrogare il programma per i cosiddetti ‘Dreamers’, i bambini arrivati sul suolo americano illegalmente. Secondo il programma Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals), istituito nel 2012 da Barack
Obama, ai minori non veniva riconosciuto lo status legale di immigrato ma si dava garanzia di non essere espulsi. Studiando e lavorando al pari dei coetanei nati sul suolo americano, potevano così inseguire il “sogno americano” e riscattare la loro vita.
Su un milione e 700mila bambini arrivati negli Stati Uniti per lo più scappando da fame e violenza dei Paesi del Sud America, in quasi 800mila scelsero di aderire al programma di Obama. Di questi, oggi, il 95% studia, lavora e continua a sognare di restare nel Paese che li ha accolti, inconsapevoli di portarsi dietro una colpa che nemmeno Obama era riuscito a cancellare: quella di essere nati fuori dai confini statunitensi.
Oggi Trump mette fine a questo sogno. Non è un fulmine a ciel sereno: già in campagna elettorale The Donald aveva promesso la cancellazione del programma. Una promessa mantenuta fra le proteste non solo dei democratici ma anche di alcuni repubblicani, primo fra tutti il portavoce della Camera dei Rappresentanti della Casa Bianca, Paul Ryan, che ha chiesto a Trump di fare un passo indietro.
Così non è stato e il ministro della Giustizia Session ha confermato le indiscrezioni già circolate nel weekend: “Sono qui oggi per annunciare che il programma noto come Daca attivato durante l’amministrazione Obama viene abrogato”, ha detto Sessions in una conferenza stampa convocata per l’occasione. “La nazione deve fissare e applicare un limite su quanti immigrati ammettiamo ogni anno e ciò vuol dire con non tutti possono essere accettati”, ha spiegato il ministro della Giustizia. “Ciò non vuol dire che sono cattive persone o che la nazione non li rispetta o li sminuisce in alcun modo. Vuol dire che stiamo applicando le nostre leggi nella maniera corretta, così come approvate dal Congresso”.

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