Non tutti i diamanti sono uguali: di alcuni esemplari super giganti, che raggiungono i 3000 carati di valore e sfiorano i 10 cm di lunghezza, ci si chiedeva da tempo quale fosse l'origine. Uno studio pubblicato in copertina su Science, dall'importante contributo
italiano, rivela che i diamanti super giganti provengono da "piscine" di metallo liquido situate a centinaia di chilometri di profondità.
SORVEGLIATI SPECIALI. I diamanti comuni si formano nel mantello terrestre e affiorano in superficie grazie alle eruzioni vulcaniche. Ma gli esemplari più preziosi, come il diamante Cullinan o "Stella d'Africa" (il più grande diamante grezzo mai ritrovato, che pesava 621 grammi prima che fosse diviso) o il Lesotho Promise, il 15esimo più grande mai rinvenuto, hanno una struttura visibile e chimica completamente diversa dagli altri, e ben poco si sapeva sulla loro formazione.
LO STUDIO. I ricercatori del Gemological Institute of America di New York, del Carnegie Institution for Science di Washington e del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova hanno analizzato le più piccole intrusioni e strutture di cristalli di nove diamanti di tipo II, i più rari sul nostro pianeta.
MICROSCOPICHE SORPRESE. Hanno così scoperto al loro interno inclusioni mineralogiche costituite da leghe di ferro-nickel, solfuri e carburi di ferro, una combinazione mai osservata finora nei diamanti "normali". Queste inclusioni sono inoltre circondate da un bordo costituito da metano e idrogeno, un'altra caratteristica decisamente inusuale. L'analisi di altri 42 diamanti di tipo II ha rivelato che l'insolita lega è presente nel 72% dei campioni.
PROVENIENZA. Queste "firme" chimiche hanno permesso di risalire alle condizioni e alla profondità in cui questi diamanti si formano. La presenza al loro interno di un minerale chiamato majorite fa pensare originino a profondità fino a 750 km (più in basso, la majorite diviene instabile). Per fare un paragone, la Stazione Spaziale Internazionale orbita a circa 350 km di quota.

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