lunedì 19 dicembre 2016

Memoria e identità

La nostra vita è costellata di ricordi, frutto di processi di memorizzazione che continuano a stupire e ad affascinare l’uomo; non tutti, però, hanno uguale valore: chiunque di noi tenderà a ricordare meglio eventi (pubblici o privati), esperienze, film o romanzi
“assorbiti” tra i 15 e i 25 anni. Un team internazionale di ricercatori ha progettato uno studio molto accurato in cui i partecipanti venivano invitati ad esprimere le loro preferenze a partire da una lista di canzoni e di pellicole vincitrici di premi Oscar, tutti usciti tra il 1950 e il 2005. Invece che affidarsi alla rievocazione spontanea del campione, è stata adottata una tecnica specifica: il riconoscimento del materiale proposto dai ricercatori. I risultati hanno messo in luce il fatto che i film e i brani musicali maggiormente riconosciuti, così come quelli dal contenuto ritenuto più intenso, erano usciti nel periodo in cui i soggetti coinvolti avevano un’età compresa tra i 15 e i 25 anni.

Memoria e identità si formano di pari passo

Tra le tante ragioni alla base dei risultati ottenuti, una, in particolare, sembra avere un peso specifico superiore alle altre: nel periodo considerato, la corteccia cerebrale arriva ad ultimare il suo processo di accrescimento; un evento che procede di pari passo con la “costruzione” dell’identità individuale, intesa come insieme di credenze, valori, atteggiamenti e inclinazioni che contribuiscono a strutturare la personalità di ciascuno. 
I ricercatori definiscono “reminiscence bump” (urto di reminescenza) la tendenza a ricordare gli accadimenti vissuti nel corso della giovinezza molto meglio che in altri periodi. Gli eventi memorizzati in questo periodo, entrando a far parte della struttura di personalità in fase di definizione, verrebbero fissati con maggiore intensità. Non per niente, tra i 15 e i 25 anni, le facoltà cerebrali raggiungono l’apice della parabola: le connessioni sinaptiche si moltiplicano a dismisura e l’elevata quantità di fattori di crescita neuronale rende il nostro cervello particolarmente ricettivo e plastico.

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