10.500 utenti collegati al Facebook Live e una reunion notturna durata 80 minuti con il regista Francis Ford Coppola e i suoi “picciotti”. Da Al Pacino a Robert De Niro, da James Caan a Diane Keaton e Talia Shire; sul palco insieme a loro, Robert Duvall, che in un momento dello show si è concesso l’imitazione della risata di Marlon Brando.
LE BATTUTE PIU' FAMOSE DEL FILM
E’ la serata di chiusura del Tribeca Film Festival, festa in famiglia, nonostante un crollo dei partecipanti pari al 40 per cento, compensato da un +9 di biglietti staccati tra il 2015 e il 2016, sostiene Crain's New York Business. Nelle sue Talks e Master Class aperte al pubblico, in questi giorni il festival fondato da De Niro ha avuto come ospiti Tom Hanks, Bruce Springsteen, Quentin Tarantino, Lena Dunham, Scarlett Johansson, Dustin Hoffman e Barbra Streisand; ora tocca ai ‘padrini’ del ‘72. La presenza di Brando a Radio City aleggia sotto forma di ritratto assieme a props e oggetti di scena: una sua foto da boss, piazzata dietro il cast, è il fermo immagine ideale per ricordare a tutti chi detiene il comando. Don Vito Corleone dà ancora un brivido mentre Coppola manda qualche umile occhiata al fenomeno-Padrino, sostenendo di averlo sempre pensato come un’opera di serie B, d’accordo con Paramount che intendeva cavalcare il successo del best-seller di Mario Puzo, da cui è tratto il film.
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Il regista racconta di aver parlato al telefono con Brando il giorno stesso in cui un annuncio de Il padrino ha colto la sua attenzione (in realtà Brando stava contattando Coppola per rifiutare la parte ne La conversazione). “Sono rimasto deluso dal libro quando l’ho letto” spiega Coppola. “Credevo fosse un trattato intellettuale sul potere, mi affascinava l’idea che a scriverlo fosse uno straniero. Un terzo o un quarto di quelle pagine erano dedicate invece all’anatomia di Lucy Mancini…”. Eppure Il padrino non solo ha segnato l’incasso più alto del 1972 ma si è aggiudicato anche un Oscar come miglior film, seguito da quello come miglior attore (Brando) e miglior sceneggiatura firmata Puzo e Coppola. Le altre nomination includono Pacino, Caan, e Duvall come migliori attori non protagonisti e Coppola miglior regista. I sequel arriveranno a distanza di molti anni l’uno dall’altro: Parte II è del 1974 e Parte III del ‘90. L’originale è in mano al National Film Registry per la sua conservazione nella Biblioteca del Congresso, ed è secondo nella classifica dei più grandi film americani di tutti i tempi dopo Quarto potere di Orson Welles, stando all’American Film Institute.
Il fatto che la discussione a Radio City ruotasse intorno al primo Padrino, ha permesso a De Niro - che appare solo nel secondo capitolo come giovane Don Vito Corleone – di restare praticamente muto, appiattito sulla sua timidezza. Pacino ha trasformato la serata in teatro raccontando dell’odissea del casting, con il regista che tifava per lui e lo studio per nulla convinto. Il produttore Robert Evans pensava che Pacino fosse addirittura troppo basso – “Non aveva tutti i torti” dice lui – e per la parte di Michael Corleone rincorreva Robert Redford, perché, come puntualizza Coppola, “in effetti ci sono dei siciliani dai capelli biondi”. Solo dopo una dozzina di provini Pacino ha avuto il ruolo, ma la sua prima settimana di riprese è stata un inferno.
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Ogni membro del cast sembra aver vissuto il proprio Padrino: quasi nessuno ricorda l’aneddoto dell’altro, nonostante si tratti di un film corale. Uno dei momenti più surreali del Tribeca Fest ha visto Duvall, 86 anni, istruire Caan, 77, ad usare il microfono con lo stesso rigore del personaggio di Tom Hagen. Duvall ha poi menzionato un frammento della lavorazione, durante la scena del matrimonio, in cui Brando e gli altri attori si sono calati i calzoni mostrandosi rispettivamente i sederi. Diane Keaton (Kay Adams) ha preso la parola all’ultimo e condiviso la gioia di rivedere Il padrino a distanza di anni… su un laptop. “Ero incantata, è così bello da guardare” ha detto. “Ogni scelta fatta da Coppola risulta autentica”. Anche su YouTube.

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