martedì 25 aprile 2017

Il successo del “Male” tra didattica e tv

Nel sistema mediatico di questo scorcio di terzo millennio, che offre ad ogni singolo aspetto della vita un’insegna, una microsfera, un dispositivo di rappresentazione, come poteva non affacciarsi, più prepotente che mai, il grigio-nero di tutte le possibili sfumature del Male? Un
vero e proprio immaginario onnipresente nei palinsesti tv a tutte le ore, in effetti, disegna una sintassi della minaccia imminente, dell’ombra che si allunga, del marcio delle anime, facendone un business cospicuo e tentacolare. 
Fra canali mainstream, satellitari e finanche locali, è tutto un fiorire di delitti che diventano telenovele, dettagli morbosi, skyline alla CSI, investigazioni pseudo-giornalistiche, tracimazioni di indizi e testimonianze rigorosamente real time che pongono più di un interrogativo etico e strategico. 
Dalla cronaca alla fiction il passo è breve e la contaminazione sicura e profittevole in termini di ascolti. Basti vedere l’iper-segmentazione di un network come CI Crime, dedicato a una sorta di commissariamento di ogni più torva sfumatura del comportamento, dotata ciascuna della sua drammaturgia: figli temuti dai genitori, donne strangolate dalle sorelle, coppie alla Bonny e Clyde, persone scomparse nel nulla, amicizie che finiscono nel tradimento e poi a colpi d’ascia, omicidi con ricche eredità dietro, gangsterismo storico, telefonate di aiuto al 911 and so on. Il Male che diventa Mall: scaffalatura della perdizione, padiglione dell’abominio, bottega del letale.
PICCOLI 007 CRESCONO – Telegenica o no che sia, la figura del “criminologo” (seppur non ancora dotata di uno statuto professionale preciso in Italia), quella del detective curioso, senza macchia e senza paura, e un po’ “maledetto”, cresce di intensità e di appeal fra le giovani generazioni. 
Siamo abituati quotidianamente a vedere in tv, nei talk di maggiore successo, le Bruzzone, i Meluzzi, i Garofano, i Bruno, firme di successo nel mondo dell’Intelligence, e così il fascino delle provette dei RIS o della caccia all’assassino che esorcizzi un opaco lavoro d’ufficio rapisce menti, volontà e carriere. 
Nel nostro Paese, dal punto di vista strettamente didattico, fra Scienze Forensi, Criminologia, Politiche della Sicurezza, Vittimologia, lotta al Terrorismo, Cyber-reati e quant’altro espliciti un epocale bisogno di difesa e prevenzione, sono tanti i corsi, le triennali, le magistrali, i master di primo e secondo livello, i percorsi di formazione e i dottorati legati a questi temi. In tantissime città ormai, da Milano a Torino, Roma, Pescara, Napoli, Bologna, Firenze e altre. Caso emblematicissimo del trend in crescita, la facoltà di Scienze Investigative a Foggia che, al suo primo anno accademico, ha già iscritto più di 400 ragazzi.
Dice la professoressa Donatella Curtotti, ordinario di Diritto Processuale Penale, coordinatrice scientifica e autentica “anima” di questo neonato percorso di studi: “E’ un corso incardinato presso il dipartimento di Giurisprudenza con una maggioranza di esami di tipo giuridico, e con una forte preparazione sulle materie di base come il diritto privato e il diritto costituzionale ed una specializzazione nelle materie penalistiche. In più, sono previsti esami e laboratori incentrati su materie scientifiche e psicologiche (medicina legale, biochimica, psicologia investigativa, inglese forense, criminalistica, digital forensics, forensic image and video), utili per completare la preparazione di un buon investigatore. Gli sbocchi sono quelli che riguardano l’investigazione privata, l’avanzamento nei ruoli della polizia, l’assistenza presso gli studi legali e la possibilità di completare il corso di laurea con la magistrale in giurisprudenza”.

UN SUCCESSO NON SOLO NOIR – “Negli ultimi anni, si sta assistendo ad una crescita esponenziale dell’interesse a tematiche come la criminologia o l’intelligence. Condizionato, per un verso, dalla presenza di storie di cronaca nera, attuali e passate, trattate a vario titolo in trasmissioni televisive o sulla carta stampata; per altro, dal terribile fenomeno del terrorismo internazionale che porta ciascuno di noi ad interessarsi alle strategie di intelligence praticate a livello mondiale e nazionale. 
Non c’è dubbio che l’Italia sconti, sia sul fronte delle investigazioni tecniche e scientifiche che delle sicurezza, un ritardo rispetto ad altre nazioni. Nonostante la lunga tradizione nel “trattare” reati di mafia e le elevate capacità degli investigatori e dei magistrati di indagare e processare questi crimini, il nostro sistema non è altrettanto all’avanguardia nel gestire le prove “più nuove”, quelle messe a disposizione dal progresso tecnico e scientifico, nei confronti delle quali gli operatori hanno ancora bisogno di essere formati. Il terrorismo, poi, ha messo in campo tecniche nuove di infiltrazione nei sistemi nazionali, e va da sé che altrettanto nuove sono le modalità di investigazione sulle quali le agenzie si stanno formando”.
NO AL PROCESSO MEDIATICO – Ma gli omicidi finiscono in fascia protetta con tutta una pornografia di particolari grandangolati e di dichiarazioni extraterritoriali rispetto alle aule dibattimentali la cui tranquilla esternazione a fini di share fa spesso venire i brividi allo spettatore più avvertito. 
Chiosa con fermezza la Curtotti: “L’Università ha il dovere di interrompere questa deriva, partendo dal formare i propri studenti al rispetto della loro professionalità. L’intento è di insegnare loro che il processo penale è una cosa seria, che ha a che fare con il dolore di tutti i suoi protagonisti e che non può essere né trattato né seguito come se fosse spettacolo.
 Il diritto cammina sulle gambe di chi è tutti i giorni in aula o per strada a fare indagini. Insegniamo, inoltre, che il giornalismo investigativo rappresenta una fonte importante per la democrazia di un Paese ed anche per la giustizia penale, a condizione però che sia condotto da professionisti del settore e nel rispetto delle regole e dell’etica”.

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