lunedì 8 maggio 2017

Dieta senza glutine? Non per moda!

Il glutine è una proteina, presente nel grano, nella segale e nell'orzo, che conferisce al cibo la "giusta" consistenza ed elasticità durante il processo di cottura: per molti, è un veleno. Nel nostro Paese sono
diagnosticate celiache circa 200.000 persone (dati 2016), ma si tratta - per l'Istituto superiore di sanità - di un dato molto inferiore al reale. Secondo l'Associazione italiana celiachia (Aic), l'incidenza di questa intolleranza in Italia è di circa un caso ogni 100-150 persone: i celiaci potrebbero quindi essere 400-600.000 (stime 2015), un'ipotesi che trova conferme nelle circa 5.000 nuove diagnosi l'anno.

L'intolleranza al glutine non è uguale per tutti, ma nei casi più seri l'assunzione anche involontaria di queste proteine provoca sintomi debilitanti molto gravi, e questo giustifica l'attenzione alle cosiddette diete gluten-free. Tuttavia, il numero di persone che aderiscono a diete prive di glutine è molto alto: molto più elevato del numero di celiaci diagnosticati.

L'adesione volontaria a un'alimentazione senza glutine è a volte un accomodamento (per esempio quando in famiglia c'è un caso di celiachia e si rinuncia al doppio lavoro di "cucine separate") ma ancora più spesso è una moda, basata sulla convinzione che l'eliminazione del glutine prevenga l'insorgenza di alcune patologie, in particolare quelle cardiovascolari.
In Italia il mercato del gluten-free, in crescita costante, vale oggi 150 milioni di euro l'anno, di cui 130 nel circuito farmaceutico e 20 nella grande distribuzione
GLUTINE E CUORE. Un recente studio, pubblicato sul prestigioso British Medical Journal, sembra però sfatare decisamente questa tesi. Secondo i ricercatori della Harvard University, che hanno esaminato i dati clinici di quasi 100.000 persone (raccolti nel 1986 e aggiornati nel 2010), la limitazione del glutine nella dieta causerebbe un basso apporto di cereali integrali, noti per proprio per le ricadute positive sul cuore.

1 commento: