UN PEZZO di torta, poi ancora una fettina, fino a neutralizzarla. Poi i biscotti o i salatini. Un cornetto o un pezzo di pizza o di formaggio. Tutto questo magari dopo cena. La fame nervosa cattura anche dopo i pasti, quando si è sazi. Si mangia senza sosta per
stress, per compensare un malessere. Un momento di nervosismo. Una brutta abitudine che porta a ingurgitare cibo senza controllo e che fa ingrassare.
Il libro. Un problema che alla lunga può creare dipendenza e fare molto male. Fra i rischi più ricorrenti non ci sono solo i disturbi alimentari, ma anche le malattie respiratorie, cardiache o il diabete. Nel libro Il cervello affamato (edizioni Newton Compton), il neurobiologo americano Stephan Guyenet, fa luce sui meccanismi che ci rendono così fragili di fronte al cibo. "Pochissimi vogliono mangiare tanto. E certamente nessuno vuole esagerare con il cibo per 10, 20 o 30 anni, sviluppare obesità o altre patologie - spiega l'autore - . L'industria delle diete è la testimonianza di tutto questo. Esiste un cervello consapevole, che si preoccupa di concetti razionali come la salute e un cervello inconsapevole, intuitivo, che pensa alle cose concrete e immediate, come un pezzo di torta al doppio cioccolato che si trova di fornte a noi. Il conflitto fra cervello consapevole e inconsapevole spiega come mai mangiamo troppo anche se non vogliamo".

Assaltando à geladeira,humm
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