lunedì 1 maggio 2017

Materia oscura, c’è un nuovo indizio a favore della sua esistenza

OSSERVARE particelle di materia oscura, la misteriosa componente del cosmo che costituirebbe l'84% della massa totale del nostro universo, rappresenta una delle sfide più importanti e difficili della fisica moderna. 
Una prova sperimentale definitiva, in realtà, è ancora mancante, ma ora un team

internazionale di cosmologi guidati da Aaron Ludlow della Durham University ha realizzato una simulazione al computer che rafforza l'ipotesi dell'esistenza di queste inafferrabili particelle. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Physical Review Letters.

La maggioranza dei cosmologi è convinta della reale esistenza della materia oscura, che giustificherebbe una serie di proprietà dell'universo altrimenti inspiegabili (tra cui la velocità di rotazione delle galassie). Tuttavia l'assenza di una prova sperimentale, unita all'esistenza di alcune discrepanze tra i modelli teorici di materia oscura e le osservazioni, hanno incoraggiato i più scettici a proporre teorie alternative. Tra queste, una delle più gettonate è la Mond (Modified Newtonian Dynamics), che prevede una modifica a larga scala delle leggi della gravitazione. 

Al tempo stesso, viste le difficoltà nell'osservare direttamente la materia oscura, da tempo gli scienziati stanno puntando su metodi indiretti che consentano di ricostruirne nel modo migliore possibile le caratteristiche. Uno degli approcci più efficaci è quello di unire le osservazioni reali a simulazioni al computer, con l'obiettivo di ricavare previsioni realistiche sull'evoluzione dell'universo.
 
In particolare il team di ricercatori di Durham, usando sofisticate tecniche di modellistica numerica e potenti supercomputer, ha simulato la formazione di galassie di varie taglie in presenza di materia oscura, mostrando che le loro dimensioni e velocità di rotazione sono legate alla luminosità in un modo simile a quanto osservato dagli astronomi. La simulazione, insomma, ha dimostrato che l'esistenza della materia oscura è consistente con le relazioni osservate tra le grandezze fisiche che caratterizzano le galassie.

"Questi risultati dimostrano che l'ipotesi della materia oscura rimane la migliore per spiegare gli effetti gravitazionali che legano le galassie. Quindi, anche se le sue particelle sono difficili da rivelare, i fisici devono insistere", sottolinea Ludlow.

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